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Mistificazione. Il grido di Fincopp

Mistificazione. Il grido di Fincopp!

Mistificazione. Il grido di Fincopp contro una campagna pubblicitaria che sembra speculare sul diritto della donna a vivere serenamente il rapporto col suo corpo e la sessualità anche in età avanzata. Peccato che nello spot si faccia ripetutamente riferimento all’incontinenza e l’immagine finale concluda il messaggio con il marchio di una notissima marca di pannolini e lo slogan “e sono me stessa”.

L’incontinenza appare così una questione da gestire con dei dispositivi ma questo è falso: l’incontinenza si cura nella stragrande maggioranza dei casi, solo che lo si sappia. E questo spot, come altri, sembra proprio contribuire a a non farlo sapere.

Pare quindi che si calpesti il diritto della donna e della persona alla giusta cura e alla salute nel senso pieno, secondo la definizione dell’OMS di stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. Non è infatti un esempio di rispetto della condizione di salute quella di affermare che con un disturbo curabile ci si debba convivere, acquistando pannolini maagari profumati.

Una campagna sicuramente costosa

La campagna è presentata da Brand News, un portale che si dichiara aggiornato costantemente su tutto ciò che succede nel mondo della comunicazione, dei media e del marketing. Il portale – si legge nella loro home page – mette anche a disposizione approfondimenti, ricerche, analisi, case history.

Già dalla lettura delle prime righe nasce la (fondata) idea che si tratti di un progetto di comunicazione che ha richiesto investimenti notevoli: “Sarà in pianificazione dal 18 ottobre – si legge nell’articolo – su tutti i principali canali televisivi il nuovo spot Tena che conta sulla regia di Yorgos Lanthimos, premio Oscar per ‘La Favorita’. “La campagna, ideata da Amv Bbdo e pianificata da Zenith Media, persegue la missione del brand…”

Dunque una pubblicità ideata e realizzata da un regista premio Oscar, da agenzie di fama mondiale e proiettata su tutti i principali canali televisivi nelle fasce di maggior ascolto. Impossible non pensare che sia costata tanto. Difficile pensare che non sia orientata ad un ritorno economico sicuramente legittimo dal punto di vista aziendale e, come si dice oggi, di mercato. Forse, meno legittimo da un punto di vista etico.

Qui non si discute dei contenuti oggettivi

Non discutiamo dei contenuti oggettivi ma di quella che ci pare una posizione non condivisibile quando si afferma che “La campagna…  persegue la missione del brand di legittimare e aumentare il benessere delle donne, destigmatizzando gli stereotipi sull’incontinenza e dando spazio a un tema pochissimo trattato sui media: la sessualità delle donne over 50. Tena parte infatti dal concetto che le donne dopo i 50 anni sono nel momento più ricco e pieno della loro vita, consapevoli di chi sono e cosa vogliono”.

Attenzione! Tena e qualunque altra azienda ha il pieno diritto di scegliere la propria missione aziendale. Noi, come associazione che nella sua missione mette al primo posto il sostegno e la rappresentanza dei e delle milioni di pazienti che soffrono di incontineza, non possiamo essere d’accordo con messaggi che di fatto ci pare contribuiscano a nascondere la questione più importante: come già affermato, l’incontinenza si cura. Soprattutto nella donna, anche dopo i 50 anni. Liberandola davvero dai limiti di ausilii che possono pesare nella sua vita quotidiana e pure in quella sessuale. Senza contare quanto possano costare sul piano economico.

Problemi sacrosanti, non altrettanto la soluzione

“La campagna – si legge ancora nella presentazione di Brand News – prende le mosse da una ricerca condotta dal brand sulla disparità di percezione dell’invecchiamento, dell’intimità e dell’incontinenza tra le donne giovani (18-34) rispetto alle reali storie delle donne over 50 che convivono con le perdite urinarie, che dimostra come i problemi siano più temuti che reali”.

E i risultati colpiscono! “Mentre le giovani donne non si preoccupano più del tempo che passa – con il 70% che anzi guarda all’età matura come un periodo di maggiore sicurezza in sè – l’incontinenza e i possibili problemi di salute rimangono una paura. Il 57% delle donne under 34 sono preoccupate di avere perdite urinarie come effetto collaterale dell’invecchiamento. È una paura quasi quanto sentirsi meno sexy (61%), essere meno in forma fisicamente (65%) e affrontare problemi di salute mentale (61%). Credono che l’incontinenza sia imbarazzante (64%) e che influenzerebbe negativamente le loro vite (61%) con il 52 % principalmente preoccupato dell’impatto sulla vita sessuale”.

L’articolo conclude con un  commento di Michela Marabini, Marketing Manager Tena: “Siamo sempre stati un brand per tutte le donne di tutte le età. Attraverso la nostra nuova campagna #SenzaEtà vogliamo sfidare la percezione di cosa voglia dire essere una donna che convive con le perdite urinarie. Celebriamo il concetto di #SenzaEtà per rafforzare nelle donne la consapevolezza di essere sempre e solo la persona che vogliono essere. Siamo molto contenti di aver lavorato con Yorgos Lanthimos per il suo modo di costruire e narrare in modo autentico la forza delle donne”

Bellissimo! Noi crediamo però che oltre a sfidare la percezione di cosa voglia dire essere una donna che convive con le perdite urinarie, si debba offrire alla donna la corretta soluzione: la cura (visto che esiste) e non il pannicello.

Mistificazione. Il grido di Fincopp

Sostenere la persona che soffre di incontinenza e disfunzioni del pavimento pelvico, uomo o donna, di qualsiasi età è l’obiettivo delle attività di Fincopp che quest’anno ha compiuto 20 anni di attività e della sua galassia sul territorio, compresa Fincopp Lombardia OdV.

Un obiettivo perseguito con impegno attraverso attività di corretta informazione e formazione sul territorio e per le professioni sanitarie e con azioni verso le istituzioni socio-sanitarie, amministrative e politiche perché si riesca a portare finalmente questi disturbi fuori dal cono d’ombra della vergogna e dell’ignoranza. Solo così si potrà ridare dignità a chi ne soffre.

Non crediamo, con i pannolini.

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