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Fincopp Lombardia su Rai 3

Fincopp Lombardia su Rai 3. Impatto psicologico

Fincopp Lombardia su Rai 3, col Co.Re.Com – Comitato Regionale per la Comunicazione della Lombardia ancora una volta per parlare di incontinenza nelle sue diverse manifestazioni. Il tema di questa trasmissione è quello della sofferenza emotiva e psicologica.

In studio

  • Valeria Perego
    psicologa e membro dell’Organo di Amministrazione di Fincopp Lombardia OdV
  • Pasquale Intini
    vice presidente di Fincopp Lombardia OdV

Incontinenza e disfunzioni del pavimento pelvico

Parliamo di disturbi che toccano milioni e milioni di persone, uomini e donne, in Italia e nel Mondo. Una sofferenza che si esprime a livello fisico, psichico e sociale.

Il fatto è che di incontinenza si sa poco e male. L’incontinenza non è qualcosa di disgustoso che succede a qualcuno in qualche raro caso. Di più: non è un problema di cui ci si debba nascondere. L’incontinenza è il sintomo di altri problemi, alcuni complessi, altri quasi “fisiologici”. Problemi che nella grande maggioranza dei casi si curano. Non si batte quindi l’incontinenza con i pannolini che permettono di ridere liberamente alle feste o di salire senza problemi in ascensore o di andare al carnevale di Rio.

L’incontinenza si batte curandola!

La congiura del silenzio

Il fatto è che per curarla, bisogna sapere che curarla è possibile. E qui sta il problema!

Non si parla di inicontinenza perché è qualcosa che non sta bene raccontare, qualcosa che deve restare coperto sotto un malinteso senso del pudore, se non di vergogna. Chi soffre di incontinenza non ne parla o lo fa dopo molto, troppo tempo. Si sente privato della sua dignità di persona e non osa esporsi.

Non parlandone, nessuno potrà spiegargli che il suo disturbo non solo non è isolato – in Italia ne soffrono almeno 5.000.000 di persone, uomini e donne di tutte le età – ma ha delle cause precise e può quindi essere curato. Ironia della sorte: nella maggiornaza dei casi, l’incontinenza urinaria può addirittura essere curata con la sola riabilitazione, allo stesso modo in cui si va in palestra per rinforzare i muscoli delle braccia o del petto!

D’altronde, con chi potrebbe parlarne? Sono ancora molti i medici che non sanno che l’incontinenza si cura e che pensano invece che ci si debba convivere. “Signora, ha vuto due figli, è normale che perda qualche goccina di urina quando ride”, si è sentita dire una signora che conosciamo dal suo ginecologo. No, non è così!

Se non se ne può parlare col medico, con chi lo si può fare? Spesso neppure in famiglia si trovano spazi di ascolto, confronto, sostegno. La vita sessuale compromessa e, con lei, quella di coppia.

Senza poi considerare il mondo istituzionale. Ha altro a cui pensare che a questi dettagli. Si pone il problema di occuparsi delle patologie che mettono in pericolo la vita perché, in fondo, di incontinenza, di questa strana cosa, quasi fastidiosa da discutere, non si muore.

Di incontinenza non si muore

Di incontinenza non si muore, certo. Ma l’incontinenza uccide la vita!

Chi ne soffre si chiude in sé stesso. Si vergogna. L’incontinenza è una delle prime cause di assenteismo dal lavoro nel Mondo. Come si fa ad andare a lavorare potendo avere delle perdite? Perdite urinarie ma anche perdite fecali o di gas. Come si fa ad avere una vita sociale? Continuare a coltivare delle relazioni? Parliamo di una dimensione esistenziale essenziale per la vita dell’uomo: quella relazionale.

Un circolo vizioso perverso. Il disturbo fisico, la vergogna, l’isolamento, la mancanza di relazioni, la depressione. La depressione che a sua volta limita le relazioni. L’assenza di relazioni che aumenta la depressione. E intanto l’incontinenza o le altre disfunzioni del pavimento pelvico, anch’esse ammantate di un’alea di incoffesabilità: i dolori vulvari durante i rapporti sessuali, il dolore pelvico cronico.

In un mondo nel quale qualcuno fa ancora fatica a rivolgersi al ginecologo o all’urologo – figuriamoci al proctologo! – rimane solo la fuga nell’introversione. Sì l’incontinenza uccide la vita!

Un problema complesso. Umano

Sofferenza anche psicologica e relazionale dunque. Sofferenza ancora più difficile da curare.

Già. Ammesso che si abbia il coraggio di affrontare il disturbo sul piano fisico nonostante la vergogna, l’impossibilità di raccontarlo, la sensazione di essere i paria della società civile, come si fa a capire che è necessario considerare anche l’aspetto psicologico di questa sofferenza?

Come può capirlo chi ne soffre ma anche i medici così abituati all’aspetto anatomo-fisio-patologico della malattia e spesso privi della capacità di riconoscerne la componente diabolicamente sinergica della sfera emozionale?

Non basta curare l’incontinenza sul piano fisico perché questa troppe volte si porta dietro un’altra sofferenza che deve essere riconosciuta, accettata e affrontata, con rispetto. La sofferenza psicologica e quella relazionale che ha la stessa dignità di quella fisica. Ancora di più quando è sinergica con quest’ultima.

Ci sarà un motivo per cui l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come non solo assenza di malattia ma stato di completo benessere fisico, psichico e sociale? Esattamente le tre dimensioni impattate dall’incontinenza e dalle disfunzioni del pavimento pelvico:

  • fisica
  • psichica
  • sociale

In realtà, nel caso dell’incontinenza ve ne è un’altra: quella economica. Il costo sociale dell’incontinenza è altissimo. Un costo a carico del sistema paese, del servizio sanitario ma anche degli individui. Dispositivi medici, patologie connesse, mancanza di lavoro, relazioni familiari compromesse.

L’incontinenza è un problema che si allarga a macchia d’olio, in tutte le sue componenti, verso qualsiasi dimensione della vita dell’uomo: individuale, familiare, relazionale, affettiva, lavorativa, sociale.

Cinque minuti per raccontarlo

In televisione cinque minuti sono un’eternità ma, allo stesso tempo, non sono niente per raccontare tutto questo e il tutto che a tutto questo è legato.

La Dott.ssa Perego ha posto l’accento sui punti essenziali. Titoli, spunti di riflessione per capire che sotto la punta dell’Iceberg c’è un mondo che necessita di essere guardato e al quale dobbiamo innnazi tutto ridare rispetto e dignità. Il mondo della persona umana che non soffre di qualcosa di schifoso ma che ha un disturbo curabile!

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