E’ stata la seconda Pasqua nel Covid
E' stata la seconda Pasqua nel Covid

E’ stata la seconda Pasqua nel Covid

E’ stata la seconda Pasqua nel Covid, quella appena trascorsa.

Il vuoto e il silenzio

Chi non dimentica facilmente le cose ha ancora negli occhi le immagini di quei giorni. I servizi dei telegiornali che mostravano le code delle ambulanze fuori dagli ospedali. Altri servizi dedicati alle strade e alle piazze deserte. Interviste a quei pochissimi operatori sanitari che riuscivano a sottrarre un attimo di tempo al loro lavoro. Un lavoro triste, drammatico, nel quale la morte era una presenza costante, addirittura in crescita.

Le immagini colme di vuoto erano sotto gli occhi anche di chi si affacciava alle finestre. Nessuno era in giro. Non c’era traffico, non circolavano auto, moto, biciclette. Un’atmosfera irreale, quasi da film. In quella sorta di deserto in cui si erano ridotte le città, i paesi, le campagne, colpiva ancora di più il passaggio di quei rari mezzi di soccorso, della protezione civile o delle forze dell’ordine.

Chi non dimentica facilmente le cose ha ancora nelle orecchie il silenzio di quei giorni. Un silenzio assordante, rotto solo dalle sirene delle ambulanze, più rare in periferia, più frequenti nei pressi degli ospedali. Non suonavano più neppure le campane. Troppe avevano suonato a morto. Si era deciso che quel suono stava diventando un ulteriore strumento di angoscia per tutti.

Chi non ricorda la prima Pasqua nel Covid!

E’ passato un anno

Sono successe tante cose nei mesi che sono trascorsi dall’inizo della pandemia ad oggi. Chiusure e aperture, illusioni e delusioni. Il virus che tornava ad ondate. La speranza di avere superato il peggio che si infrangeva su una realtà che tornava a manifestarsi in tutta la sua crudezza. Spesso non abbiamo voluto capire. A volte, non ci siamo riusciti. Altre, abbiamo preferito credere chela soluzione fosse dietro l’angolo.

Molti si sono scatenati nello sport preferito, quello di cercare un colpevole su cui scaricare tutte le colpe. Il virus però è il virus e lo abbiamo subito in una forma pandemica che ha messo in ginocchio il Mondo intero. Non potevano e non possono esserci colpevolimalgrado le nostre illusioni.

Intanto c’è stata una mobilitazione senza precedenti nel mondo scientifico. I vaccini sono arrivati in un tempo che nessuno avrebbe mai potuto immaginare fosse possibile. Li abbiamo avuti in un anno. Qualcuno non capisce il valore di una cosa del genere. Altri si sono scatenati nei più improbabili complottismi. Così, quello che è stato il frutto di uno straordinario lavoro mondiale, per qualcuno non è stato sufficiente e per altri non è stato vero. I primi a pretendere che le vaccinazioni fossero eseguite tutte e subito, quasi che il miracolo di un vaccino scoperto a tempo di recordsignificasse anche una produzione istantanea di miliardi di dosi. I secondi a pretendere in modo quasi delirante che tutta questa velocità nascondesse in realtà non si sa bene quale piano diabolico per sottomettere le genti.

Nel mezzo, quelli che – e nel nostro Paese sono tanti – pensano di essere più furbi degli altri e non rispettano le regole.

Ora siamo qui

E’ stata la seconda Pasqua nel Covid ma davanti a noi, ora, c’è una svolta. Disponiamo di strumenti diagnostici importanti e di strumenti terapeutici sicuramente più efficaci di quelli che avevamo un anno fa. Non si è smesso di ammalarsi e di morire ma si cura di più e meglio. Spesso, senza ricorrere al ricovero in ospedale o, peggio, in terapia intensiva. Spesso ma non sempre, si intende. La situazione però è migliorata.

Siamo stanchi ma, come scrivevamo sopra, ora ci sono i vaccini insieme ad una migliore conoscenza della malattia, del suo modo di propagarsi, degli strumenti di diagnosi e cura. Certo, ci sono le varianti e questo rende tutto più complicato. E’ però assai probabile che, se rispetteremo le indicazioni che ci giungono dal mondo scientifico e se non rovineremo lo straordinario lavoro fatto fino ad oggi, il cammino verso l’uscita da questa tragedia si farà a breve più spedito. Comincerà la discesa dopo tanta salita e sofferenza.

Fincopp Lombardia non si è fermata

Lo dovevamo ai nostri pazienti, ai molti che soffrono per un disturbo ingiusto: noi non ci siamo fermati. L’incontinenza e le disfunzioni del pavimento pelvico procurano una grave sofferenza fisica, psicologica, relazionale e sociale. Ne patiscono in tanti, schiacciati dall’ignoranza, la loro, quella della società, delle istituzioni e pure del mondo sanitario. L’incontinenza si cura! Si può curare con successo nella grande maggioranza dei casi… solo che lo si sappia.

Non si sa, però. Non lo sa chi ne è affetto e pensa di essere un caso raro. Immagina che succeda a lui e solo a lui di perdere urine o feci o di avere problemi pelvici e se ne vergogna. A chi si potrebbe dire che si perde la pipì? Con chi si potrebbe vivere serenamente con la paura di puzzare e di suscitare ribrezzo? Non lo sa, sta male, non ne parla, è convinto che non vi sia soluzione e sta ancora peggio. Perde la stima di sé.

Non lo sa la gente intorno a lui. Già da bambini si prendono in giro i compagni che se la fanno addosso. “Il piscione!”. “Il cagone!”. Così vengono apostrofati da coloro cghe dovrebbero essere i loro amici, quelli con cui condividere i giochi, con cui cominciare a fare gruppo. Quante volte, poi, succede che i compagni “bravi”, arrivati a casa raccontino ai genitori dei bambini che hanno fatto la pipì nelle mutande e trovano sponde nei genitori ai loro stupidi lazzi. Quei genitori che sono gli adulti che non sanno. Non sanno e non perdonano: emarginano.

Le istituzioni e  la sanità

Non lo sanno le istituzioni che l’incontinenza si cura. Queste non hanno certo tempo da perdere con pipì e popò. Hanno cose più importanti da fare. Non si rendono conto che solo in Italia sono almeno 5.000.000 le persone adulte che soffrono di questi disturbi, spesso in età lavorativa. Non colgono quanto questa condizione produca assenteismo sul lavoro e costo sociale. Non vedono quanto il sistema paese e il sistema sanitario siano così appesantiti da una sofferenza che produce altre sofferenze. Non più e non solo incontinenza ma anche depressione, ansia e poi, a cascata, altre condizioni di malattia. Pensano di avere cose più importanti da fare solo perché non comprendono il dramma sociale ed economico prodotto dai disturbi pelvi-perineali.

Neppue nell’ambiente sanitario se ne sa molto. Gli specialisti e i professionisti che si occupano di queste patologie rimangono ancora una nicchia nel mondo scientifico. Nel nostro Paese in modo particolare. I più, a volte, non sanno neppure di cosa si tratti esattamente e pensano che comunque non vi siano possibilità di cura. Una donna che ha partorito è normale che perda gocce di urina. Per una donna che ha dolori durante i rapporti sessuali non ci sono poi tante possibilità. Queste le convinzioni che ancora, spesso, troppo spesso, si incontrano tra i sanitari.

Non lo sanno in tanti che l’incontinenza si può curare e in tanti non si occupano proprio del tema. Se ne occupano molto invece alcune industri che producono pannolini. Spendono cifre enormi in pubblicità anche televisiva, in prima serata. Hanno chiaro, loro sì, quale sia la dimensione del fenomeno e che enorme mercato questo rappresenti per loro. Propongono il pannolino come la soluzione del problema. Non la cura che risolverebbe il problema alla radice: il pannolino che permette di non fare uscire liquido e odori.

Dobbiamo molto ai nostri pazienti

Seguire, sostenere e assistere i nostri pazienti è per noi un atto dovuto. Le molte persone – prima che pazienti – che soffrono di disfunzioni pelviche e, con loro, i loro cari. Esistiamo per questo e non intendiamo fare altro. E abbiamo continuato ad operare anche in questo anno così drammatico. Lo abbiamo fatto con i grossi limiti che avevamo ma non ci siamo tirati indietro.

Abbiamo collaborato con il Comune di Seriate nella gestione di attività di volontariato a sostegno di persone in difficoltà sul territorio. Abbiamo continuato a fare comunicazione e divulgazione, convinti come siamo che l’incontinenza sia soprattutto un problema di informazione e sensibilizzazione. Ogni trimestre – anche durante il più rigido lockdown – siamo stati presenti in RAI per raccontare l’incontinenza alla gente.

Ci siamo associati a LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i tumori – Sezione di Bergamo Onlus. Lo avevamo già fatto con F.A.V.O. – Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. Con loro abbiamo cercato sinergie per mettere insieme le forze e svolgere attività più efficaci.

In occasione della XV Giornata Nazionale per lo Studio e la Cura dell’Incontinenza, abbiamo eseguito visite gratuite di Urologia, Ginecologia e Proctologia, per la prevenzione e la diagnosi precoce. Con loro, incontri individuali di valutazione e sostegno psicologico perché è chiaro che non si può curare il fisico senza prendersi cura della sofferenza emotiva di chi passa attraverso questa condizione.

E’ stata la seconda Pasqua nel Covid, quella appena trascorsa

E’ trascora la seconda Pasqua nel Covid, è passato più di un anno. Vorremmo che fosse l’ultima Pasqua nel Covid. Forse, abbiamo davanti a noi l’uscita. Forse, dovremo attendere ancora un po’. Noi non ci siamo fermati e non ci fermiamo.

 

Fincopp Lombardia OdV è a Seriate, in Via Nazionale 93.
Per informazioni e contatti: tel 035.221931.

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